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Dopo più di 7 mesi di permanenza in quel di Monaco della Baviera inizio a comprendere più a fondo alcuni meccanismi e come funzionano le cose qua. Non pensiate che sia diventato il professore di tedesco del Goethe così come non saprei dare per filo e per segno una descrizione di come si possa fare richiesta per andare in pensione o come si compili la richiesta per la dichiarazione dei redditi tedesca. Però inizio ad entrare nei sistemi e, quando si trova lavoro, parte un iter di procedure che vi possono far perdere parecchi chili per stress, code, linguaggio burocratese incomprensibile. Potrà capitare quindi agli avventurieri che occorrerà andare 3 volte all’ufficio della Krankenkasse per avere un dannato foglio dove attesti che mi sono iscritto a quella determinata cassa malattia. Può capitare anche che, appena trasferito qua e fatto l’Anmeldung all’ufficio di circoscrizione per dichiarare la residenza ti dimentichi di appiccicare il tuo nome nella cassetta della posta per svariati giorni, impedendoti così di ricevere la lettera di risposta dal suddetto ufficio contenente un importantissimo dato che servirà poi per richiedere il codice fiscale tedesco per poi fare quello che i tedeschi amano tanto fare: pagare le tasse. Quindi, il primo consiglio spassionato che vi posso dare è: andate da un fabbro e fatevi fare una bella placchetta dorata fatta a mano dai mastri nani della terra di mezzo con inciso in vostro cognome a caratteri rinascimentali e attaccatelo ancora caldo di battitura alla vostra cassetta della posta. E già che ci siete mettete anche il nome al campanello. Potrà succedere così che un giorno ti citofona una sconosciuta che cerca qualcuno che parli il portoghese e il tuo cognome non di terra bavara scritto a mano sul campanello del condominio attirò la sua attenzione. Povera illusa. Quindi ho un lavoro, che non è stato facile trovare, per lo meno non facilmente come pensavo. E qui potrebbe partire un bel discorsetto sul fatto che se volete tentare la fortuna state attenti, perché la barca su cui potreste salire potrebbe chiamarsi “Titanic”. Sta di fatto che si, c’è tanta richiesta di lavoro qua, ma si, ci sono anche tante persone che lo cercano. E come accade in Italia per chi non parla l’italiano si, anche qua se non parli tedesco sei molti punti svantaggiato. DI conseguenza, il secondo consiglio è: volete trasferirvi? Si? Sicuri? E’ il primo pensiero quando vi svegliate e l’ultimo quando vi addormentate e di notte sognate di trasferirvi? Allora ok, tentate, e una volta che siete nel mezzo della cosa non mollate, potrebbe essere più facile del previsto sventolare il fazzoletto bianco. Io non ci ho ancora pensato, ma qualche giornata con l’umore storto è capitata anche a me, grande sostenitore dell’espatrio e cosa voluta e cercata con molto fervore. E dopo gli sbattimenti per trovare da solo una casa, arrangiarsi con i documenti, imparare il tedesco, state tranquilli che qua nessuno vi verrà a dare la coccarda per congratularsi. Siete ancora al 2% del lavoro da fare. Ma allora se devo sopportare tutto ciò perché sto ancora qua? Potevo starmene a casa mia, no, dei miei genitori, essere coccolato ancora per qualche anno e godere di tutti i confort della situazione. Beh, io ho scelto la strada più tortuosa, e non c’è nulla di meglio di aprire gli occhi e stare dove si vuole essere. E’ così che anche le cose più semplici diventano straordinarie ai propri occhi, aspettare le ferie non diventa più un tormento, non è più dire “non vedo l’ora di levarmi dalle palle da sto postoe andare in vacanza”. Il progredire pian piano nelle piccole cose, nella richiesta di un documento, nel riuscire a spiegare qualcosa a qualcuno parlando correttamente e capendo quello che ti rispondono. Questo mi spinge avanti, oltre ovviamente al mio amore incondizionato per questa città, che cresce sempre di più. In conclusione, che sia Monaco, Berlino, Londra, Parigi, o il paesello sperduto tra i monti, se tutto quello che avete letto non vi ha spaventato, allora avete le carte in regola per tentare la fuga. Non solo dalla disoccupazione o dai problemi che ci sono in Italia, ma per amore. Perché semplicemente dove vivete non vi piace. E quando mi dimentico tutto ciò vado a fare una camminata sull’Olympiaberg, così da ricordarmi perché sono ancora qua.

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