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La gente locale ha un modo tutto suo di vivere la città, che non lo si può notare stando qua solo per qualche giorno. Richiede uno studio più accurato, della durata di svariate settimane, per capire cosa la fauna locale fa durante il suo tempo libero e quando è fuori dalle mura domestiche. Probabilmente si sentono in colpa delle quantità industriali di Würstel che ingurgitano e della pancia che lievita a causa della buona birra, ma basta fare 4 passi per un qualsiasi parco che si vede un sacco di gente in giro a correre. A qualsiasi ora del giorno e anche ben dopo l’orario di cena. Basta buttare il naso all’Olympiapark dove di sera, oltre ad essere attiva la torre, ci si può dilettare nei campetti di calcetto a 5 o nella piscina olimpionica dove quasi 41 anni fa ci furono gare all’ultima bracciata. E in questa oasi di sport, sebbene siano già le 21:30 inoltrate si possono vedere sfrecciare biciclette con la luce accesa a fare strada e corridori con accessori luminosi indossati in ogni parte del corpo. Gli mancano solo le frecce di svolta e sono degli autoveicoli alimentati a ossigeno. A questi si aggiunge un altro tipo di soggetto, che è il corridore col cane appresso. Quest’ultimo deve rigorosamente indossare il collare luminoso a intermittenza, così da far venire un attacco epilettico a tutte le persone che lo fissano per più di 5 secondi. Ma l’argomento principale di cui vorrei parlarvi non è questo. Già, esatto, ho scritto più di 200 parole di introduzione praticamente per niente direte voi. “Genau” rispondo io. Perché al di la di tutto, ho notato un comportamento riguardo i locali che mi ha incuriosito. E sono giunto a delle conclusioni. In Ogni parco della città, dai più interni a quelli più in periferia, sono stati costruiti degli scollinamenti e delle piccole alture, la maggior parte seppellendoci sotto le macerie della guerra. Da queste alture si possono scorgere varie zone della città, dipende un po’ dalla zona in cui si è, ma in generale la vista del centro città con, nelle giornate fortunate in cui si possono vedere, le alpi sullo sfondo, è la più gettonata. E a salire in una delle svariate colline sembra di essere inghiottiti in un mondo parallelo, come se il tempo si fermasse, e la contemplazione della natura mischiata a quanto sa fare di bello l’uomo rimanga l’unica cosa che abbia importanza. E quando i locali varcano col loro ultimo passo l’altura, conquistando la vetta, intravedono con gli occhi lo spettacolo che hanno davanti a loro, e devono fermarsi. Mani dietro la schiena, immobili, respiro più profondo. La brezza che lungo le strade non sentivi qua si fa frizzante. E non puoi che rimanere a bocca aperta nel vedere l’armoniosa successione di casette e verde, parchi e palazzi, chiese e campanili, per poi inquadrare il centro storico. E poi? Poi il nulla. Perché quello che vedi è semplicemente un susseguirsi di boschi e colline prima di ultimare il quadro con la vista delle alpi, che incorniciano quella che è, a detta dei locali e non, die schönste Stadt in Welt. Sembra il villaggio delle fiabe ed oltre nient’altro. E a me sembra che, quasi per una forma di rispetto, quando si è protagonisti di un immagine simile bisogna in qualche modo ringraziare per questa vista, e per quei momenti di pace che si vivono. E come il cristiano che va a messa la domenica, il locale periodicamente deve andare sull’altura, rimanere ogni volta a bocca aperta per quello che vede, riflettere sulla propria pochezza, ed infine ringraziare, con una sorta di inchino, per poi voltare le spalle e andarsene, con impressa nella mente la fotografia che i suoi occhi hanno scattato poco prima.

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