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Non sono nuovo a esperienze di gestione di blog. Da adolescente (sigh… come passa il tempo) c’era il blog di MSN come punto di sfogo e condivisione di pensieri, idee, constatazioni. Per lo più pubblicavo testi di canzoni in inglese con la relativa traduzione in italiano pescata da internet e ognuna di loro rappresentava un particolare stato d’animo che vivevo in quel momento, per lo più infatuazioni amorose mascherate da sottili allusioni testuali nascoste in armonie di musica rock, forse seconda solo al pop in temi riguardante “amore” e “babies”. Non ci avrei scommesso manco un centesimo su un mio ritorno a scrivere dietro una tastiera di argomenti personali che fossero fruibili all’intera comunità di internet. Gli allibratori (comunemente chiamati bookmakers) mi avrebbero dato 1 a 1.000.000. C’è stato bisogno di un altra grossa infatuazione, stavolta che non riguarda le donne, a farmi ritornare la voglia di condividere parole digitali. Questa cotta si chiama Monaco. Ma non è una cotta normale, è una di quelle che perdura e anziché sciamare aumenta di intensità. E’ quella città in cui quando vai a letto la sera o la notte tardi comunque sia non vedi l’ora della mattina per poterti alzare ad esplorarla e scoprirne un pezzo in più rispetto al giorno prima. E’ il posto dove non vedo l’ora di prendere un mezzo pubblico per spostarmi, perché non è solo un mezzo come un altro per arrivare alla meta da visitare ma è parte integrante della visita, ti godi il tragitto e nel mentre vedi angoli della città sconosciuti ma armoniosi, con la loro pace e precisione teutonica, ma pur sempre con un pizzico di “brio”, caratteristica primaria del vivere all’italiana, cosa che nella città viene resa alla perfezione vista la vicinanza al territorio italico. Si, a Monaco si riesce ad assaporare quel pizzico d’Italia buono, quello bello, quello dell’ospitalità mediterranea, dell’architettura romana senza dimenticare le cose che rendono l’europa del nord l’invidia di molte nazioni extraeuropee avanzate. La cosiddetta “città a misura d’uomo”, definizione molto più astratta di quello che sembra qua sembra l’utopia divenuta realtà. Tutte le volte che ci metto piede mi chiedo come tutta la fiumara di gente che c’è non la si riesca a notare anzi, delle volte sono più i tragitti di strada che fai da solo o con i tuoi compagni di avventura che quelli che fai con sconosciuti al tuo fianco intenti a calpestare quel pezzo di asfalto che vuoi schiacciare anche te con la suola delle tue scarpe. Forse perché sono stato svezzato con le vie di Milano, dove ti senti una sardina già inscatolata, dove il processo di inscatolamento inizia a 30 chilometri di distanza sul treno regionale che prendevo per arrivare al capoluogo. E’ questa la magia della città più a nord d’Italia. Il fatto che non sia in Italia aiuta molto, ma è il migliore crocevia tra l’abbandonare il proprio paese e il mantenere le cose migliori che la madrepatria ti ha insegnato. Se vuoi tranquillità ti sarà data, se vuoi svago ce n’è in abbondanza, se vuoi cultura sei nel posto giusto… e via discorrendo. Ma quello che veramente mi rappresenta questo posto è il modo in cui passato, presente e futuro si sono coniugati in un unico modo dando vita a qualcosa di straordinario. E’ la pacatezza delle persone, l’aria che si respira, la tranquillità che hai camminando per strada che sono uniche e le vivi veramente queste esperienze una ad una. Sensazioni che da me stento ad avere e mi accorgo che sempre più ne ho il bisogno. Ogni volta che si mette piede in quel territorio si rimane colpiti almeno da una delle banali ma fondamentali regole e comportamenti che si notano, che possono andare dai baracchini distribuisci giornali, alla gente che arrivata a Marienplatz in bicicletta scende e la trascina a mano perché dentro un area prettamente pedonale, al fatto che non esistano tornelli da superare inserendo il biglietto per entrare in metropolitana, all’andatura lenta delle macchine che circolano in città, alla quantità spropositata di piste ciclabili e di cicli che le percorrono, alla presenza ovunque sei di piante e/o fontane… e chi più ne ha più ne metta. Sono tutti quei particolari di cui te ne accorgi solo quando te ne vai da questa città e, tornando al tuo paese di origine scopri che il 99% delle cose elencate qua non ci sono. E più continui ad andare in questo posto più quelle caratteristiche entrano a far parte di te, e più ti allontani a quelle abitudini di vita, più ne senti il bisogno. Ecco, questo è quello che per me Monaco rappresenta in parole povere, certo, la descrivo come la “terra promessa”, in realtà ad alcuni potrebbe essere un posto come un altro, di certo perfetta non lo è, ma finora, se parto sempre con aspettative altissime, una volta arrivato non posso essere che smentito. Perché finora è sempre stato meglio anche delle migliori fantasie mentali.

E’ questa la magia che ha, è questa la magia che voglio vivere.

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