Il 2 giugno è la festa della Repubblica italiana. Mi è sembrato giusto da buon patriota festeggiarla a dovere trascorrendo 2 giorni a Monaco.
Ironia a parte questo post non sarà la cronistoria di viaggio del tipo “prima ho visto il centro. La piazza è molto bella, ci sono molti monumenti, poi sono andato all’Olympiapark, dopo di che ho pranzato a… ecc.ecc.” Questa descrizione la si può leggere in una miriade di siti dedicati ai viaggi. Sarà piuttosto una scoperta di dettagli notati in questa “toccata e fuga” durata meno di 48 ore che mi hanno dato ancora una volta la conferma che Monaco è la mia città, il mio habitat naturale.
Parto a ritroso, da un osservazione che mi è balenata in testa mentre ero nella città amministrata dal Herr Christian Ude, ovvero che ci si rende conto di dove si è stati una volta tornati in Italia. E difatti mi è bastato far passare 8 ore dal mio ritorno per notare le differenze socio – culturali italo tedesche. Sono passato dallo stare in una città dove mentre aspetti la metro ascolti musica classica in sottofondo a un’altra dove incolonnato in strada per andare al lavoro, trovi nei pannelli pubblicitari a lato della strada il manifesto delle selezioni del grande fratello. Depressione istantanea. E’ in quel momento che dal cervello partono informazioni nervose, ti trapassano le tempie, e pensi ” ieri ero a Monaco.. “. Oramai credo di essere arrivato a un punto dove l’essere là, in terra bavarese, mi sembra la normalità. Con questo non voglio dire che questa volta mi sia piaciuto di meno o che è diventato monotono andarci. Anzi, ad ogni ritorno si scopre sempre qualcosa in più, un segreto, una zona, un’usanza. Quello che voglio dire è che fisicamente adesso non sono più in München, ma lo sono con la testa. E ogni volta che il corpo va a trovare la testa raggiungo quello stato di equilibrio che avrei bisogno di avere ogni giorno. Chi attualmente ci abita sa di cosa parlo, invece con tutti gli altri con cui parlo e non ci sono mai stati quando esclamo loro che mi concedo qualche giorno a Monaco mi dicono “Ancora?????”. Si. Ancora dico io. Ed aggiugo “se non ci sei mai stato non potrai mai capire. E’ un altro mondo”. Migliore aggiungerei adesso. La metro, i tram sono sempre in orario? Al cambio della linea il 99% delle volte come scendevo le scale mobili arrivava l’altra metro? Nelle vie del centro anche se affollate erano comunque tranquille e vivibili? Così come la maggior parte dei quartieri? A Odeonsplatz c’è una libreria improvvisata con dei divanetti per leggere i libri? Fino a poco tempo fa a queste domande rispondevo con grande stupore, dicevo “non può essere vero..”. Non avevo ancora subito l’influsso del modo di pensare bavaro. Adesso, seppur in minima parte, l’ho assimilato. Logico, per avercelo dentro devi passare molto più tempo rispetto al weekend o al massimo quei 3 – 4 giorni alla volta. Ma adesso se dovessi rispondere alle domande di prima direi “Qui è la normalità”. E finchè si è li è tutto ok, il trauma arriva al valico della dogana tra Svizzera e Italia, dove una bella strada dissestata ti annuncia “Benvenuto in Italia!”.
Vedendola come un paziente che va dal dottore a fare un check up Monaco è in gran forma (ma va??) le mie sempre alte aspettative sono sempre più che ripagate e si aggiungono a tutte le altre delle visite precedenti. Sarà che l’aria bavarese è buona, ma si respira un clima totalmente diverso nonostante il periodo buio di finanze, lavoro, politica ecc ecc. Sembra di stare in una bolla spazio temporale a sè, lontano dalle preoccupazioni che l’Europa sta attraversando.
Questo viaggio ha avuto sia l’andata che il ritorno.
Quando arriverà quello di sola andata?

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