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“La notte porta consiglio” si dice… per quel che mi riguarda il più delle volte è così. Sono sempre stato un notturno, sia se il giorno dopo la sveglia inizia a borbottare alle 7 del mattino, sia se la sveglia è clemente e mi lascia con la gocciolina di bava che mi esce dalla bocca anche ben oltre le 10 del mattino.. Questo perché nell’arco di ore che va da dopo la mezzanotte fino delle volte anche alle 4:00 – 4:30 del mattino non ho niente da pensare se non a me stesso. Mi occupo delle cose che di giorno la frenesia ti fa dimenticare di fare, e ti fa partorire idee bislacche fra cui una di quelle è proprio quella che sto facendo ora. Scrivere. Si dico così perché ancora non mi ci vedo bene nel personaggio, io che quando sono in giro mi fermano i tizi che chiedono qual’è stato l’ultimo libro che hai letto vado subito nel panico e dopo i vari “ehm…mmmm….eeeee” dico sempre e comunque “Io non ho paura – Niccolò Ammaniti” e per fortuna non chiedono quanto tempo fa l’ho letto sennò rivelerei che non leggo un romanzo dalla prima superiore e letto solo perché costretto. Ma questi sono solo piccolissimi dettagli di un discorso che ho iniziato e non ricordo neanche più dove volessi arrivare…. ah si.. non sono ancora entrato bene nella parte in cui recito nelle sembianze di uno scrittore di un blog. Poco importa.

Quello che voglio raccontare oggi ai miei “25 lettori” (mamma mia con queste citazioni uno che non mi conosce mi ritiene quasi una persona colta) è come ho conosciuto questa città e come è prepotentemente entrato il suo pensiero fisso al mio cervello.

Facendo un breve riepilogo sono state 6 le volte in cui ho avuto l’onore di approdare in terra bavarese. Nel lontano 1995, poi per motivi logistici una grandissima pausa fino al 2008, poi di nuovo nel 2009, pausa nel 2010 per poi tornare prepotentemente per 2 volte nel 2011 e la più recente visita risale a inizio 2012.

Ma andiamo con calma….

Anno 1995. La Microsoft presenta Windows 95, il primo sistema operativo Microsoft a 32 bit concepito per il grande pubblico. Si apre il processo a Giulio Andreotti per associazione mafiosa.  Il cantante Robbie Williams si separa dalla band Take That per intraprendere la carriera di solista. Io vado a Monaco per la prima volta. Quest’ultima info non la si trova su wikipedia, ma per me quell’anno è stato fondamentale per quello che sono diventato adesso. Non ho ricordi cristallini di quegli anni, ma questa visita me la sono tenuta in un cassettino della memoria sicuro. Avevo 5 anni ancora non compiuti, era agosto, e il collega di lavoro di mio padre l’aveva invitato a portare tutta la famiglia dai suoi parenti (suocera Italiana, suocero tedesco, anzi no, scusate, bavarese) in Germania, a Monaco di Baviera. La risposta all’invito è stata ovviamente si, mio padre aveva già avuto l’occasione d’andarci in vari Oktoberfest negli anni ’80 e la capatina a ricordare quando ancora aveva i capelli gli faceva gola. Io sono il tipo che quando c’è d’andare via sono in trepidazione, non vedo l’ora di prendere la valigia, saltare su in macchina e macinare chilometri e chilometri. Immagino che anche ai quei tempi calmo non lo ero affatto, in più l’idea di andare in un paese straniero mi faceva stare su di giri. E così siamo saltati sulla nostra Fiat Tipo e via alla volta della Germania! Ricordo ancora il viaggio in Svizzera, sul san Bernardino, in mezzo alle montagne, i tunnel aperti da un lato, i paesini sperduti nelle valli. Il traffico, ah no, li di traffico non ce n’è mai. E poi l’arrivo a Monaco. Stavamo nella casa dei genitori della moglie di questo nostro amico. Un appartamento di un condominio popolare a nord di Monaco zona Olympiapark. Ora, le case popolari si sanno come sono in Italia. Beh, dimenticatele. Perché quel complesso di immobili erano tutto fuorché case popolari. Ricordo ancora alla perfezione l’ampio giardino pieno di alberi e ben curato che c’era all’atrio. La strada era una di quelle a vicolo cieco. In fondo alla via c’era un ampio parcheggio dove i residenti lasciano la macchina, altrimenti c’è il box sottoterra (eh già non c’erano quegli orribili box in lamiera arrugginiti uno vicino all’altro come da noi) e con tutti quei parcheggi potevano venire tutti i parenti con amici ognuno con la propria macchina che comunque il parcheggio non si sarebbe riempito. Ricordo ancora molto bene che in quella casa c’erano diversi orologi a pendolo, li ricordo bene perché ad ogni ora facevano la loro suonatina. E quando dico ad ogni ora vuol dire a ogni ora. 15:00, 18:00, 22:00, 00:00, 02:00, 05:00, il che a non essere abituati non è il massimo la notte. Ma veniamo alla parte bella del racconto. Nella mia iniziazione ci sono 2 cose che non dimenticherò mai. Marienplatz e i giardini reali. Sono stati i 2 posti che dopo esserci tornati dicevo: è come se fosse ieri che sono stato qua. Ricordo quella piazza con quell’enorme edificio che sembrava essere uscito da un viaggio nel tempo nel ‘700 e quel campanile che mi dicevano di fissare che prima o poi avrebbe iniziato a muoversi il meccanismo e delle statue avrebbero iniziato a girare e girare. E poi c’erano quei giardini, belli, colorati, ordinati, perfetti. Ricordo i sassolini che c’erano lungo i percorsi per visitarli. E mi continuavano a dire “Questi sono i giardini dove una volta c’era il re”. Ci sono anche altri posti che mi sono rimasti impressi come l’olympiapark e lo zoo che ho visitato quell’anno, ma sono ricordi meno vivi rispetto ai primi 2 luoghi. E per un bambino di 5 anni le cui uniche preoccupazioni sono giocare con le macchinine telecomandate e diventare un giorno un astronauta penso sia già tanto. Mi è rimasta tanta impressa questa città fin da subito che era come se in realtà ci fossi già stato prima. Era parte di me. Queste sono state le cose che mi avevano colpito all’epoca, e ogni volta che ci ritorno le rivedo e i miei occhi sono ancora gli stessi di quel bambino che era li nel 1995, e si emoziona.

Questo colpo di fulmine però si è dovuto arrestare subito, perché non ci tornai più con i miei genitori negli anni a venire, ma il pensiero era già entrato nella testa. Tant’è che quando diventai più grandicello il pensiero tornò a echeggiare molto forte. i “Papi, quand’è che torniamo a Monaco?” diventavano sempre più frequenti ma non ci fu l’occasione per tornare. Fino al 2008, quando alla scelta di dove fare la gita scolastica fra le varie opzione c’era anche quella “Monaco di Baviera” non esitai un attimo dal proporla e sostenerla. E così questo tanto sperato ritorno ci fu. Di quella gita ricordo il mio stato d’animo, euforico, il grande ritorno, per l’occasione ho comprato una macchina fotografica nuova perché doveva avere delle belle foto per mantenere vivo il ricordo di quei giorni. Ma c’era il problema che ero in gita, quindi si pensa più a far bordello che altro. Però quella gita mi ha fatto aggiungere altri 2 tasselli alla scoperta di Monaco: la metro e il museo della scienza. Due cose di cui negli anni a venire ne ho fatto una conoscenza certosina. La terza visita non se è fatta aspettare molto perché l’estate 2009 dopo essere andato con 2 amici all’europa park vicino Friburgo ci sian detti:”Perché non finire la vacanza rilassandoci a Monaco?” E così il sottoscritto per la terza volta ha rivisto la piazza, i giardini, se l’è spassata trincando birra e una volta arrivati alla fine della vacanza rimaneva sempre quel dispiacere di lasciare quella città. Quella città che forse per l’età che avevo non avevo ancora assimilato bene e che rimaneva semplicemente uno dei miei ricordi più belli dell’infanzia e una delle mie mete preferite da visitare. I sentimenti erano stati toccati. Ma solo in parte. Questi si sono miscelati dentro di me come polvere da sparo per poi esplodere fragorosamente circa un anno dopo (settembre 2010) quando, di ritorno dalle vacanze estive con gli amici, mi venne l’idea di trascorrere il capodanno a Monaco. Purtroppo questo non si verificò per vari motivi, ma da li iniziò il chiodo fisso. Doveva tornare a Monaco. Perché sapevo che le ultime 2 visite che avevo fatto non le avevano dato giustizia. Non le avevo vissute a dovere. Era una cosa troppo grande per me ma ora mi sentivo pronto. Dovevo tornare. E con varie pressioni e trovando un periodo che andasse bene reclutai il cugino e un amico e prenotai per Monaco per il ponte del 2 giugno 2011. E quando arrivarono quei giorni fu il paradiso. La vista di Marienplatz mi lasciò stupefatto. “Ma era la quarta volta che la vedevi!” direte voi, ma io quella volta ero cosciente di dov’ero. Ero a Monaco, per mia iniziativa, dopo aver guidato per 500 km ed essermi alzato alle 4 del mattino. Ero li. E Monaco in tarda primavera è una bellezza rara. Dopo tutte quelle visite poi iniziavo a girarla con un altro spirito. Lo spirito di sentirmi al sicuro più che a casa, di conoscerla, lo spirito che quando si va a Monaco e ho gli amici al seguito mi sento molto guida turistica, come a dire “Amici, venite a vedere la mia città!” Non sono mai arrivato a casa da Monaco come quella volta desiderando di tornarci il giorno dopo. Tartassavo i miei amici sul possibile ritorno, sparavo preventivi di vacanze di 3,4,5 giorni, prendevo in considerazione ogni festività, ogni weekend lungo che si potesse sfruttare e in cui avevo liquidi da spendere, e questa occasione si presentò una sera di dicembre davanti a una birra mentre ero un po alticcio. Qualcuno mi menzionò Monaco, e nel giro di 48 ore avevo prenotato l’ostello per inizio gennaio con al seguito 2 amici. Ma prima c’è stata una sorpresa. Facciamo un passo indietro tornando a settembre 2011. Eh si perché a fine settembre un giorno arrivò a casa mio padre dicendo “Devo prenotare l’hotel per andare all’Oktoberfest. Vieni?” Vieni? ehhh? me lo chiedi anche??? Li ho passato una delle sensazioni più belle, più inaspettate che si possa vivere. Andare a Monaco una settimana dopo aver scoperto che torni a Monaco, all’Oktoberfest. Uno spettacolo. Questa è stata una visita particolare. Non ero con miei amici. Potevo godermi l’atmosfera della città come a essere li da solo. Ed è stato un viaggio interiore magnifico. Passeggiavo con gli occhi lucidi. Non ci credevo di essere li a calpestare i marciapiedi di quella città. Di nuovo. così all’improvviso. E sentirmi il cuore pulsare concitato. E un colpo al cuore c’è stato anche quando sono tornato dai parenti del nostro amico nella casa che mi ha ospitato ben 16 anni fa. I ricordi mi passavano davanti ed erano ricordi magnifici. Più si sommavano le volte che tornavo a Monaco e più la trovavo bene questa città. Ogni volta cercavo di trovargli qualcosa fuori posto e invece lei mi regalava emozioni e scoperte positive nuove. Impossibile non tornarci sulla breve distanza e quindi saltata l’occasione di tornare per il ponte del primo novembre torno al discorso iniziato prima di inizio 2012. Anche questa visita (da cui ci ho ricavato la foto qua sopra che non ho però scattato io) si è ovviamente rivelata un successo. Devo tagliare corto perché il sonno si fa sentire e il cervello si sta lentamente spegnendo.

Non so bene cosa ho scritto qua sopra. Forse è un accozzaglia di cose con poco senso logico ma è un po quello che c’è nella mia testa. Sicuramente le descrizioni che ho dato non danno il giusto merito a questa città, non la risaltano completamente. Ho saltato molti particolari, trascurato molti fatti accaduti e posti visitati che spero di raccontare bene nei prossimi post. E se invece pensate che questo post descriva appieno le sensazioni che lascia questa città vuol dire che non ci siete mai stati. Dovrei passare varie nottate di meditazione per trovare le giuste parole che descrivano appieno questa città. Questo post è un assaggio, ve le riverso con calma perché potrebbero portarvi ad un assuefazione senza esserci mai stati a Monaco.

Questa è Monaco vista dai miei ricordi recenti e remoti.

P.S. Per chi conoscesse la serie TV Scrubs il titolo di questo post è chiaramente una citazione alla suddetta serie.

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