Die Deutschen und die Zeitungen

Della serie “Toglietemi tutto, ma non il mio quotidiano”. Si, perché sembra che i tedeschi coi giornali abbiano un rapporto alquanto morboso. Basti pensare che, statistiche alla mano, nella sola Monaco ci sono più di 100.000 abbonati ai vari quotidiani che escono. Senza contare poi quelli che vengono comprati per strada, in metro, nelle edicole. La Germania detiene un record per uno di carta per giornali. E centro mila quotidiani da distribuire equivale ad una parola: lavoro. Se in Italia l’abbonato alla rivista o al quotidiano gli viene consegnato dal postino in un momento non definito della giornata, qua, vista la mole dei giornali, darli da consegnare ai postini sarebbe alquanto difficoltoso. Passerebbero metà mattinata solo a distribuire giornali. E il tedesco doc il giornale vuole leggerlo la mattina presto, appena alzato ancora con la vestaglia mentre si bevono quell’intruglio di acqua sporca che loro chiamano Kaffee. Oppure lo vogliono leggere appena usciti di casa mentre si recano al lavoro in metropolitana o ancora chi lo vuole sulla scrivania dell’ufficio pronto per essere letto prima di cominciare la giornata lavorativa. Ed ecco che per queste ragioni entra in gioco la figura professionale che mi ha tenuto occupato dalla fine di maggio ad ora. Il Zeitungszusteller. Quest’uomo, o donna, ha la sveglia che suona alle 2:30 del mattino, o meglio, della notte. Alle 3 si trova al deposito dei giornali dove una pigna di Suddeutsche Zeitung, Abendzeitung, TZ, Welt, ecc ecc lo aspetta per essere caricata in macchina o sulla bicicletta, il mezzo è a piacere del lavoratore. 150, 200, 300, 400 giornali da consegnare di norma, salvo imprevisti entro le ore 6 del mattino. Dite sia facile? Vediamo…
Ogni Zusteller ha un tot di zone da fare, porta con se il suo fedelissimo libretto, dove sono segnate tutte le strade coi relativi numeri civici, il nome del cliente e il giornale da consegnare. Da consegnare ok, ma dove?? Ogni cliente ha la facoltà di scegliere se farselo consegnare nella cassetta della posta (se così come? a vista? completamente dentro la cassetta? piegato? non piegato?), nel tubo dei giornali American style, davanti la porta di casa, davanti la porta dell’appartamento, dentro una scatola, sopra una sedia, dentro una borsa, infilato tra la porta e la maniglia ecc. ecc. Si capisce da subito che la cosa non è così meccanica. Se fossero da consegnare tutti dentro la cassetta della posta si potrebbero consegnare anche 2000 giornali in 3 ore di lavoro. Ma non funziona così. Ecco che, ovviamente, le persone che vogliono il giornale davanti la porta dell’appartamento il più delle volte abitano in caseggiati di 10 piani, e, ovviamente abita all’ultimo piano, e spesso le case non hanno l’ascensore, quindi bisogna farsi anche 4 o 5 piani di scale con i propri piedi. Poi c’è il fattore meteorologico che incide molto sull’umore del Zusteller. Pioggia e vento non sono di grande aiuto quando si portano con se chilate di carta riciclata che deve essere letta e sfogliata. E ovviamente non puoi andare in giro con l’ombrello, sennò come fai a portarti a dietro i tuoi 15 o 20 giornali per consegnarli in tutta la via?
Ma torniamo alla morbosità dei tedeschi. Quando si arriva al deposito per caricare i giornali, bisogna verificare se ci sono nuovi giornali da consegnare o se qualcuno ha disdetto o interrotto l’abbonamento, correggendo di conseguenza il famoso libretto. Bisogna anche rispondere alle reclamazioni. Aaaahhh le reclamazioni… il metodo di comunicazione tra cliente – Zusteller. Le reclamazioni servono per segnalare che qualcosa non è andato per il verso giusto, per esempio il giorno 98 luglio del 4229 non è stato consegnato il giornale al seguente indirizzo. Svista? Dimenticanza? Consegnato troppo tardi? Molte volte le reclamazioni sono tra le più assurde. Del tipo (esempi volutamente esagerati, ma neanche di troppo) “Il giornale ieri era bagnato. Non si potrebbe asciugare la pioggia?” oppure “Il giornale era piegato nel modo sbagliato” o ancora “Il giornale era piegato. Non voglio il giornale piegato!” E poi ci sono le migliori di tutti. Quelle delle mancate consegne che poi in realtà non sono mancate consegne ma ritardi. Perché mai si tarda a consegnare un quotidiano?? Magari perché il camion che li porta al posto di arrivare alle 3 arriva con ben un ora di ritardo? Magari perché ci sono 2, 3, 4, 50 colleghi in malattia o in ferie e al posto dei tuoi 200 giornali da consegnare te ne danno 400? Magari perché ti danno delle nuove strade da fare e non hai pratica con la zona? Tutte cose successe e, ogni volta che si verificavano iniziavano i problemi. Il tedesco medio tollera non più di un ora di ritardo, quindi dalle 7 in poi inizi a vedere i vecchietti dietro la tenda della cucina che spiano fuori per vedere se c’è il movimento di un omino con dei giornali in mano, vedi la gente che non appena vede il Zusteller si precipita fuori ad accoglierlo con un “Morgen!” che in realtà vuol dire “Sei un tantino in ritardo, non credi? Come ti permetti di consegnare un giornale alle 7 e 5 minuti della mattina?” o il peggiore di tutti, quando il tizio ti viene incontro e inizia a blaterare “Warum so spät??!” E se non incontri nessuno durante la consegna, state pur certi che vi ritroverete un bel po di segnalazioni a cui rispondere la nottata dopo. La peggior cosa capitatami è stata qualche settimana fa, avendo il doppio dei giornali da consegnare a qualcuno dovevo pur consegnarlo in ritardo. Ho scelto la persona sbagliata. Camminando per la strada sentii un blaterare non molto comprensibile. Leggendo tra le righe ho captato la parola “Zeitung” e così attirò la mia attenzione. Si avvicinò una signora sulla 40ina, in bicicletta, e li parti lo show. “Com’è possibile consegnare il giornale a quest’ora?? (erano le 7 e 25, ahime si, ero in ritardo ma non era neanche mezzogiorno)”. Inizio a giustificarmi scusandomi del disservizio in modo molto educato dando sempre del lei. “Mi scusi ma un collega è malato e ho tante strade da fare, ci sarà questa situazione ancora per pochi giorni”. “Non mi interessa, io il giornale lo pago e lo voglio in orario sempre! Adesso io questo giornale prima di sera non lo posso leggere!” ha attaccato lei con modo scorbutico. “Cosa??” Pensai io. Ma che cacchio vuoi? Poverina lei che per 2 giorni della sua vita si dovrà leggere il quotidiano dopo le 6 di sera. Io non sapendo più cosa dire replicai con un “Mi dispiace davvero molto, ma non posso andare più veloce di così.” Al ché, ancora più seccata, la scassa maroni iniziò a dire cose che non comprendevo, mise il piede sul pedale della bici, rantolando ingranò la corsa, ebbe un sussulto, si appoggiò ad una macchina parcheggiata e in modo goffo, e sempre parlandomi a dietro, riprese la marcia con il suo giornale rovinato da un giornalaio maldestro e incapace. E per finire mi lasciò un messaggio attaccato alla cassetta della posta. (Vedi foto in fondo). Ma diciamolo, ci sono anche dei lati positivi, ci sono persone che non si svegliano con la luna storta e anzi, sono molto gentili, come quelli che vedendomi arrivare in ritardo chiedono educatamente cosa sia accaduto e, raccontando i fatti replicano con un “Nessun problema, non preoccuparti!”. Ci sono anche quelle brave persone che ti ringraziano facendoti trovare una busta sul tappeto davanti casa, ringraziandoti per consegnare il giornale al 3° o 4° piano con un bel 5 o 10 euro o a volte con una barretta di cioccolato.
Insomma… ‘sti tedeschi sono riusciti a complicare anche un lavoro semplice semplice come la consegna di un quotidiano.

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Manuale di sopravvivenza dal “Vangelo secondo me”

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Dopo più di 7 mesi di permanenza in quel di Monaco della Baviera inizio a comprendere più a fondo alcuni meccanismi e come funzionano le cose qua. Non pensiate che sia diventato il professore di tedesco del Goethe così come non saprei dare per filo e per segno una descrizione di come si possa fare richiesta per andare in pensione o come si compili la richiesta per la dichiarazione dei redditi tedesca. Però inizio ad entrare nei sistemi e, quando si trova lavoro, parte un iter di procedure che vi possono far perdere parecchi chili per stress, code, linguaggio burocratese incomprensibile. Potrà capitare quindi agli avventurieri che occorrerà andare 3 volte all’ufficio della Krankenkasse per avere un dannato foglio dove attesti che mi sono iscritto a quella determinata cassa malattia. Può capitare anche che, appena trasferito qua e fatto l’Anmeldung all’ufficio di circoscrizione per dichiarare la residenza ti dimentichi di appiccicare il tuo nome nella cassetta della posta per svariati giorni, impedendoti così di ricevere la lettera di risposta dal suddetto ufficio contenente un importantissimo dato che servirà poi per richiedere il codice fiscale tedesco per poi fare quello che i tedeschi amano tanto fare: pagare le tasse. Quindi, il primo consiglio spassionato che vi posso dare è: andate da un fabbro e fatevi fare una bella placchetta dorata fatta a mano dai mastri nani della terra di mezzo con inciso in vostro cognome a caratteri rinascimentali e attaccatelo ancora caldo di battitura alla vostra cassetta della posta. E già che ci siete mettete anche il nome al campanello. Potrà succedere così che un giorno ti citofona una sconosciuta che cerca qualcuno che parli il portoghese e il tuo cognome non di terra bavara scritto a mano sul campanello del condominio attirò la sua attenzione. Povera illusa. Quindi ho un lavoro, che non è stato facile trovare, per lo meno non facilmente come pensavo. E qui potrebbe partire un bel discorsetto sul fatto che se volete tentare la fortuna state attenti, perché la barca su cui potreste salire potrebbe chiamarsi “Titanic”. Sta di fatto che si, c’è tanta richiesta di lavoro qua, ma si, ci sono anche tante persone che lo cercano. E come accade in Italia per chi non parla l’italiano si, anche qua se non parli tedesco sei molti punti svantaggiato. DI conseguenza, il secondo consiglio è: volete trasferirvi? Si? Sicuri? E’ il primo pensiero quando vi svegliate e l’ultimo quando vi addormentate e di notte sognate di trasferirvi? Allora ok, tentate, e una volta che siete nel mezzo della cosa non mollate, potrebbe essere più facile del previsto sventolare il fazzoletto bianco. Io non ci ho ancora pensato, ma qualche giornata con l’umore storto è capitata anche a me, grande sostenitore dell’espatrio e cosa voluta e cercata con molto fervore. E dopo gli sbattimenti per trovare da solo una casa, arrangiarsi con i documenti, imparare il tedesco, state tranquilli che qua nessuno vi verrà a dare la coccarda per congratularsi. Siete ancora al 2% del lavoro da fare. Ma allora se devo sopportare tutto ciò perché sto ancora qua? Potevo starmene a casa mia, no, dei miei genitori, essere coccolato ancora per qualche anno e godere di tutti i confort della situazione. Beh, io ho scelto la strada più tortuosa, e non c’è nulla di meglio di aprire gli occhi e stare dove si vuole essere. E’ così che anche le cose più semplici diventano straordinarie ai propri occhi, aspettare le ferie non diventa più un tormento, non è più dire “non vedo l’ora di levarmi dalle palle da sto postoe andare in vacanza”. Il progredire pian piano nelle piccole cose, nella richiesta di un documento, nel riuscire a spiegare qualcosa a qualcuno parlando correttamente e capendo quello che ti rispondono. Questo mi spinge avanti, oltre ovviamente al mio amore incondizionato per questa città, che cresce sempre di più. In conclusione, che sia Monaco, Berlino, Londra, Parigi, o il paesello sperduto tra i monti, se tutto quello che avete letto non vi ha spaventato, allora avete le carte in regola per tentare la fuga. Non solo dalla disoccupazione o dai problemi che ci sono in Italia, ma per amore. Perché semplicemente dove vivete non vi piace. E quando mi dimentico tutto ciò vado a fare una camminata sull’Olympiaberg, così da ricordarmi perché sono ancora qua.

Quel bel Isar blu…

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… che a inizio giugno ha fatto paura dopo le alluvioni nel cuore dell’europa è in realtà un corso docile e calmo, dove si può andare a fare il bagno e sdraiarsi su uno dei tanti isolotti di sassi o nei prati ai lati del corso ed assaporare la natura grigliando una bella braciola e bevendo birra dalla cassa immersa nelle acque fredde del fiume per mantenerla a temperatura. A marzo ho fatto questo time lapse al fiume che credo racchiuda parte di quello descritto. Enjoy!

Ps. Consigliata la visione a 1080p

Sono ancora vivo…

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… e soprattutto, cosa più importante, sono ancora a Monaco. I miei 25 si saranno chiesti che fine avessi fatto in questi mesi. Beh la passione della scrittura mi va e viene, e non essendo particolarmente ispirato nei mesi passati ho preferito lasciare questo vuoto. Dall’ultimo post ad oggi ne sono successe… ho trovato lavoro, quindi il pericolo del ritorno in Italia è stato eliminato. Ho passato un mese intero nell’uragano delle questioni burocratiche e non ci sono uscito ancora del tutto e sicuramente il prossimo post parlerà di quello… e adesso mi godo il regalo che il comune di Monaco mi ha fatto quest’oggi inviandomi un sacco di materiale gratuito con info sui mezzi, cartine, mappe, info su musei, piste ciclabili e aspettano soltanto di essere sfogliati! A presto!

L’inchino alla città

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La gente locale ha un modo tutto suo di vivere la città, che non lo si può notare stando qua solo per qualche giorno. Richiede uno studio più accurato, della durata di svariate settimane, per capire cosa la fauna locale fa durante il suo tempo libero e quando è fuori dalle mura domestiche. Probabilmente si sentono in colpa delle quantità industriali di Würstel che ingurgitano e della pancia che lievita a causa della buona birra, ma basta fare 4 passi per un qualsiasi parco che si vede un sacco di gente in giro a correre. A qualsiasi ora del giorno e anche ben dopo l’orario di cena. Basta buttare il naso all’Olympiapark dove di sera, oltre ad essere attiva la torre, ci si può dilettare nei campetti di calcetto a 5 o nella piscina olimpionica dove quasi 41 anni fa ci furono gare all’ultima bracciata. E in questa oasi di sport, sebbene siano già le 21:30 inoltrate si possono vedere sfrecciare biciclette con la luce accesa a fare strada e corridori con accessori luminosi indossati in ogni parte del corpo. Gli mancano solo le frecce di svolta e sono degli autoveicoli alimentati a ossigeno. A questi si aggiunge un altro tipo di soggetto, che è il corridore col cane appresso. Quest’ultimo deve rigorosamente indossare il collare luminoso a intermittenza, così da far venire un attacco epilettico a tutte le persone che lo fissano per più di 5 secondi. Ma l’argomento principale di cui vorrei parlarvi non è questo. Già, esatto, ho scritto più di 200 parole di introduzione praticamente per niente direte voi. “Genau” rispondo io. Perché al di la di tutto, ho notato un comportamento riguardo i locali che mi ha incuriosito. E sono giunto a delle conclusioni. In Ogni parco della città, dai più interni a quelli più in periferia, sono stati costruiti degli scollinamenti e delle piccole alture, la maggior parte seppellendoci sotto le macerie della guerra. Da queste alture si possono scorgere varie zone della città, dipende un po’ dalla zona in cui si è, ma in generale la vista del centro città con, nelle giornate fortunate in cui si possono vedere, le alpi sullo sfondo, è la più gettonata. E a salire in una delle svariate colline sembra di essere inghiottiti in un mondo parallelo, come se il tempo si fermasse, e la contemplazione della natura mischiata a quanto sa fare di bello l’uomo rimanga l’unica cosa che abbia importanza. E quando i locali varcano col loro ultimo passo l’altura, conquistando la vetta, intravedono con gli occhi lo spettacolo che hanno davanti a loro, e devono fermarsi. Mani dietro la schiena, immobili, respiro più profondo. La brezza che lungo le strade non sentivi qua si fa frizzante. E non puoi che rimanere a bocca aperta nel vedere l’armoniosa successione di casette e verde, parchi e palazzi, chiese e campanili, per poi inquadrare il centro storico. E poi? Poi il nulla. Perché quello che vedi è semplicemente un susseguirsi di boschi e colline prima di ultimare il quadro con la vista delle alpi, che incorniciano quella che è, a detta dei locali e non, die schönste Stadt in Welt. Sembra il villaggio delle fiabe ed oltre nient’altro. E a me sembra che, quasi per una forma di rispetto, quando si è protagonisti di un immagine simile bisogna in qualche modo ringraziare per questa vista, e per quei momenti di pace che si vivono. E come il cristiano che va a messa la domenica, il locale periodicamente deve andare sull’altura, rimanere ogni volta a bocca aperta per quello che vede, riflettere sulla propria pochezza, ed infine ringraziare, con una sorta di inchino, per poi voltare le spalle e andarsene, con impressa nella mente la fotografia che i suoi occhi hanno scattato poco prima.

Leben (Lieben) München IV: Die Dreiseenplatte

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Era da un bel po’ di tempo che volevo racimolare il materiale per questo post. Ora ce l’ho fatta. E’ un fatto noto la presenza a Monaco di molte aree verdi, tra parchi, boschi, fiumi e laghi di diverse dimensioni. Bene o male in qualsiasi parco si vada la presenza di acqua è pressoché sicura.
I posti che ho visitato per questo reportage sono collocati all’estremo nord ovest della zona interna della città, nel distretto di Feldmoching Hasenbergl. In questa zona sono presenti ben 3 laghi artificiali, rispettivamente il Lerchenauer See, Fasanerie See, e infine il Feldmochinger See. Queste 3 mini oasi di pace e natura sono stati ricavati in seguito all’estrazione di ghiaia e materiale edile agli inizi degli anni 30. Proprio così: qua scavano buche, estraggono il materiale, e poi? Ci costruiscono un parco con lago e annesso sentiero che percorre l’intero perimetro di esso, panchine, prati dove sdraiarsi, e gli immancabili Biergarten. Tutto questo per ogni singolo lago esistente qua. Da noi cosa farebbero? Discariche abusive a cielo aperto per poi ricoprirle con un sarcofago di cemento?
Questi mini paradisi ai limiti della città si affollano di gente nell’estate bavarese, e altra caratteristica è la presenza, ovunque ci sia acqua, di fauna legata ad essa, quali papere, germani e cigni in grande quantità.

I Dreiseenplatte sono facilmente raggiungibili coi mezzi pubblici, il Lerchenauer See con il MetroBus 60, fermata Lerchenauer See, il Fasanerie See tramite la S1 fermata Fasanerie, e da li, a meno di un chilometro a piedi, ed infine il Feldmochinger See, raggiungibile con lo StadtBus 172, fermata Feldmochinger See.

Ecco ora le tanto sospirate foto dei rispettivi laghi.

Zwei Monate in München: impressioni, pensieri, punti di vista

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Warum vergeht die Zeit so schnell? (Perché il tempo passa così in fretta?) E’ il titolo di una lezione di tedesco di un libro che sto leggendo. E me lo chiedo anche io. Sono trascorsi 2 mesi e un’idea di come vanno le cose qua più o meno ce l’ho. Per lo meno sono riuscito a capire più cose rispetto a quando facevo la mia gitarella di qualche giorno in questi ultimi anni. E parlando, anzi, scrivendo sinceramente non sono ancora riuscito a trovare qualcosa che non vada in questo posto. Per lo meno da arrivare a scrivere una lamentela. Sicuramente sto parlando troppo presto, ma sto ancora vivendo quel momento in cui dici “non credo ancora di essere qui”.
Dopo il rimpatrio per una settimana causa feste natalizie c’è stato un via vai di gente venuta chi prima, chi durante, chi dopo capodanno. E il tempo non poteva passare più in fretta di così da ritrovarmi oramai al punto di cominciare a cercare un’altra locazione per continuare a stare qua. Si, perché a fine febbraio devo sloggiare dal posto dove sto ora. Ho poco più di un mese, una nullità. Nel frattempo vorrei illustrare quello che sicuramente potrete leggere anche altrove, su altri blog, ma a costo di essere ripetitivo… go!

Dopo aver passato 2 mesi qua ho constatato che:

– La gente del posto è per la maggiore gentile e disponibile (alla faccia dello stereotipo crucco musone) dalla cassiera del Rewe al cameriere della Kneipe, al vicino di casa che ti incrocia sulla scale, ti saluta, e ti tiene aperto il portone per farti passare. Perché l’educazione qua è sempre al primo posto. Partendo dalla premessa del “Ich spreche nicht gut Deutsch” ma facendo vedere che ti impegni a spiaccicare 2 parole comprensibili viene apprezzato lo sforzo.

– Sono i primi della classe e lo vogliono sempre dimostrare. Specie nelle manifestazioni. Sono andato a vedere il parallelo di sci all’olympia park e semplicemente è stato un evento esagerato. Vogliono sempre avere un margine di miglioramento e quando questo non viene raggiunto o qualcosa non va li spinge a essere incredibilmente lagnosi. Si lamentano per ogni nullità.

– Il tedesco medio tollera non più di un minuto di ritardo dei mezzi pubblici. Dopodiché inizia a guardare l’orologio ogni 5 secondi e quando rialza lo sguardo punta gli occhi verso la zona dove dovrebbe apparire il mezzo pubblico.

– Quando la S-bahn fa ritardo (in questi ultimi giorni ci sono stati dei disagi) pare che si incazzino tutti. Ha nevicato per una settimana, potrebbe essere tollerabile che qualche binario o treno si guasti. Non qua. 20 minuti di ritardi per qualche ora un giorno e 10 minuti un altro finisco sulle pagine dei giornali. Si vede che non hanno mai viaggiato con Trenitalia e Trenord.

– E’ ancora una sensazione strana per me arrivare alla fermata del bus vicino casa, guardare gli orari, aspettare l’orario d’arrivo del bus, controllare l’orario sul cellulare, rialzare lo sguardo, e vedere apparire il bus da dietro la curva.

– Il ritardo medio della U-bahn alla stazione dove salgo io è di 25 secondi.

– Si, sto iniziando a diventare anche io puntiglioso.

– Qua a capodanno diventano tutti pazzi. Iniziano coi botti il 28 dicembre, giorno in cui inizia la vendita libera nei supermercati e finiscono più o meno 3 o 4 giorni dopo capodanno. Ma la gente più pericolosa nella notte di san Silvestro sono i turisti.

– Se si esclude il costo dell’affitto e qualche altra spesa, il costo medio dei prodotti a volte è più basso che in Italia. Con la differenza che lo stipendio lordo italiano è quello netto tedesco, a volte anche di più. Ma su questo argomento voglio fare altre verifiche.

– Non vedo l’ora della primavera (sperando di essere ancora qui) per godermi la rinascita di tutto il verde cittadino dei parchi.

– Non gli basta fare la raccolta differenziata. Il vetro viene differenziato fra vetro bianco, verde, e marrone.

– C’è sempre qualcosa da fare e da vedere in città.

– I maleducati esistono anche qua: non è raro specie in pieno centro, trovare bottiglie e cartacce per terra negli angoli. C’è da dire 2 cose: durante i periodi di festa questa cosa è accentuata dalla presenza dei turisti e se torni il giorno dopo nel punto preciso dove c’era sporcizia, non la trovi più.

– Durante le festività e il ponte dell’immacolata in giro senti parlare più italiano che tedesco.

– A qualsiasi ora del giorno e della notte c’è in giro gente che corre.

– La soddisfazione di iniziare a capire qualcosa di quello che si dicono i tedeschi fra di loro è impagabile.

– Le miniere del Deutsches Museum sono l’ottava meraviglia del mondo.

Per ora… passo e chiudo.

Vier Woche in München

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Una, due, tre, quattro, e fra poco comincia la quinta. Quattro settimane complete sono passate dal giorno in cui ho tirato fuori la mia auto dal garage e mi sono diretto a nord, direzione Monaco di Baviera. Sono successe tante cose in queste settimane che sono letteralmente volate. C’è stato l’inizio del corso di tedesco, la scoperta di nuove parti della città, la conoscenza di persone proveniente da ogni parte del mondo. Se l’avventura finisse qua potrei già ritenermi soddisfatto di tutto quello che ho provato. Ma per fortuna è solo l’inizio. Cercherò di mettere un po’ di ordine nella mente e di raccontare tutto per bene. Partiamo dal corso, il tedesco, lingua ardua, di difficile comprensione e difficile da far entrare in testa. A dir la verità per adesso non ho incontrato grandissime difficoltà sebbene nelle lingue straniere sia peggio una capra non ammaestrata, ma tutta questa difficoltà non l’ho trovata. Certo, non che in 4 settimana di corso abbia imparato tutto, anzi, per adesso riuscire a mettere assieme una frase elementare senza fare errori è già un successo per me, ma ci vuole indubbiamente del tempo. Alla fine si tratta di imparare vocaboli su vocaboli e di imparare regola per regola la grammatica. C’è ben poco da capire. Solo da imparare. Sarà perché sono determinato nel fare quello che sto facendo ma non mi pesa per niente. Sarà anche perché ho trovato un gruppo di persone ben assortito in classe nel corso. Un grande melting pot, da ogni angolo del continente. Messico, Perù, Vietnam, Romania, Grecia, Spagna e io a rappresentare l’Italia. La voglia di conoscere le usanze e le tradizioni di ogni paese era tanta, così come la voglia di passare del tempo assieme dopo lezione. Insomma, la compagnia c’è sempre stata. E’ stato proprio questo il bello. Un insieme di emozioni una dietro all’altra, il fidarsi l’uno dell’altro, anche se praticamente totali sconosciuti, queste sono state le cose che più ho apprezzato e che in Italia e dove abito io difficilmente posso provare. E’ il mettersi in gioco continuamente, minuto dopo minuto, il non sapere quello che ti aspetta l’ora dopo o il giorno dopo, questo era quello che mi mancava da tanto tempo. E tutto questo facendo conto solo e soltanto sulle proprie forze. Era da tanto tempo che non mi sentivo così bene. Sono nel posto dove volevo essere, ed ora ne sono pienamente consapevole. E difatti, ancora una volta, devo ripetere che tutte le mie aspettative sono state rispettate. Qua è tutta un’altra storia, il modo di vivere, lo si avverte nell’aria. Quattro settimane sono passate dalla mia iniziazione. Tante settimane devono ancora arrivare. Tante cose devo ancora imparare. E non vedo l’ora di farlo. Sono soltanto all’inizio…. Avrei tantissime altre cose da dire ma adesso il mio cervello è Kaputt. Devo riuscire a fare mente locale e riuscire ad unire tutti i tasselli di questa favola che sto vivendo, e pian piano potrò spiegare a tutti voi quello che mi frulla nella testa, i miei pensieri, le mie riflessioni.

Leben (Lieben) München III: Dachau

Ed eccoci qua con un nuovo appuntamento di questa rubrica! Questa volta voglio portarvi un po’ fuori Monaco, a circa 20 km di distanza dal centro, a Dachau, cittadina costruita su di una collina a nord ovest rispetto Monaco, famosa purtroppo per il campo di concentramento situato appena fuori città. Una visita di commemorazione in questo posto è d’obbligo, ma dovete sapere che la città vecchia di Dachau è un posto molto pittoresco e merita di sicuro una visita. E’ raggiungibile da Monaco con la linea S2 direzione Petershausen.

Ma facciamo parlare le immagini:

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Subito dopo essere scesi dal treno passate il sottopasso e vi ritrovate in questa via pedonale che costeggia un canale d’acqua e vi porta nella parte bassa e nuova della città.

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Ed ecco che si scorge la città vecchia nell’altura con il suo palazzo che la fa da padrone. La città è attraversata dal fiume Amper.

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Percorsa la strada in salita che porta al centro ci si trova nel centro città, con il municipio alla propria destra, la chiesa di Sankt Jakob dinanzi a voi e sulla sinistra la strada che porta al palazzo di Dachau.

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Ed ecco la facciata del palazzo:

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La caratteristica posizione di questo palazzo permette di avere una delle viste più magnifiche su tutta la città di Monaco e dei dintorni e, quando il tempo lo permette, si possono ammirare le Alpi Bavaresi.

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La facciata del palazzo vista dalla parte dei giardini reali.

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Un dettaglio dei giardini e per concludere un po’ di foto delle strade del centro.

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Alla prossima, e settimana prossima sarà passato un mese dal mio arrivo qua… urge un post-puntodellasituazione.

Leben (Lieben) München II: Schloss Schleißheim

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Dopo la visita di Ostpark di sabato è il momento di vedere come ho speso il mio tempo il giorno dopo, con ancora una bellissima giornata calda per il periodo. E così ho deciso di rispolverare i ricordi d’infanzia, di quando venni a Monaco all’età di 5 anni. Ricordo che andai in un posto molto bello, con un bel palazzo e un giardino enorme. Scoprii più tardi che si trattava dello Schloss Schleißheim, palazzo che si trova a OberSchleißheim, appena fuori Monaco, direzione Nord. Comodamente raggiungibile con la S-Bahn linea S1 lo si raggiunge dopo una camminata di circa 10 minuti dalla stazione del treno. Procediamo con un po’ di storia. Cito testualmente dal sito “www.tuttobaviera.it”.

“Presso il paese di Oberschleißheim si trova il castello di Schleißheim, una sontuosa residenza appartenuta ai Wittelsbach. Il complesso è composto dall’Altes e dal Neues Schloß: il vecchio castello fu eretto da Guglielmo V nel 1597 (attualmente è una sala adibita ad esposizioni d’arte), quello nuovo – il più bello e grande – fu realizzato su commissione del principe elettore Max Emanuel da Enrico Zuccalli (1701-1704) e Joseph Effner (dal 1719).
Il principe aveva buone possibilità di essere eletto imperatore di Germania e desiderava una residenza che potesse gareggiare in sfarzo e grandezza con Versailles. Il progetto originale prevedeva la realizzazione di quattro ali ma solo quella principale venne completata: l’elezione di Max Emanuel a Kaiser sfumò a causa della sconfitta subita nella Guerra di successione spagnola e i lavori vennero dunque interrotti.

Ed ecco la galleria fotografica:

La facciata del palazzo

Parte centrale della facciata

Una volta superato il palazzo si accede di lato al giardino, dove ad accogliervi c’è questo canale con l’inizio del parco.

Ed ecco la facciata del palazzo dalla parte del giardino.

L’inizio del giardino visto da un lato. Purtroppo le fontane sono già spente per la consueta manutenzione invernale.

Il giardino visto dal centro con in lontananza il secondo palazzo dell’intero complesso.

La facciata del palazzo dalla parte del giardino vista per intero.

Il canale centrale simile a quello del Nymphenburg che continua per tutto il giardino.

L’edificio costruito alla fine del canale. Una volta arrivati qua si può esplorare le parti laterali del parco, per lo più sentieri immersi negli alberi che formano geometrie ed effetti ottici veramente belli.

Con questa foto vi saluto. Qua ha cominciato a nevicare, quindi il prossimo reportage potrebbe essere un po’ bianco!